23 settembre 2016 | by La Redazione Sicilia
Saguto sospesa, sigillo della Suprema Corte

La misura della sospensione cautelare dalle funzioni e dalla stipendio a Silvana Saguto da presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo «risulta adeguatamente motivata in ragione della particolare gravità degli addebiti formulati» e il materiale probatorio sul quale la sezione disciplinare del Csm ha fondato la sua decisione è «sufficiente» a giustificarne […]

La misura della sospensione cautelare dalle funzioni e dalla stipendio a Silvana Saguto da presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo «risulta adeguatamente motivata in ragione della particolare gravità degli addebiti formulati» e il materiale probatorio sul quale la sezione disciplinare del Csm ha fondato la sua decisione è «sufficiente» a giustificarne l’ adozione. Le Sezioni Unite civili della Cassazione, nella sentenza 18572, hanno così respinto il ricorso contro la sospensione della giudice Saguto, indagata per corruzione dalla Procura di Caltanissetta.
«A tali considerazioni, di per sé idonee a sorreggere la decisione, si accompagna l’ ulteriore rilievo secondo cui parte rilevante delle condotte accertate risulta essere stata in qualche misura determinata dalla situazione di grave difficoltà economica in cui si è venuta a trovare la Saguto», scrivono le Sezioni Unite, che citano poi un passaggio dell’ ordinanza della sezione disciplinare del Csm, secondo la quale «permane il pericolo che la stessa possa ispirare la commissione di altre condotte della stessa specie».
La sospensione cautelare era stata sollecitata dal ministro della Giustizia e dal pg della Cassazione, titolari dell’ azione disciplinare sulla base degli elementi acquisiti (intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti) nel procedimento penale, ancora nella fase delle indagini preliminari.
Saguto è accusata di aver favorito amici di famiglia nell’ assegnazione degli incarichi e della presunta percezione di denaro a titolo corruttivo in un momento di difficoltà economica.
La Cassazione sottolinea che gli atti consentono di «ricostruire un contesto caratterizzato da rapporti personali nei quali la funzione giurisdizionale svolta dalla dottoressa Saguto andava a stemperarsi e confondersi in una gestione paritaria delle amministrazionì». Di qui, proseguono i giudici, «la ritenuta rilevanza disciplinare delle condotte poste in essere dalla incolpata», che prescindono «dall’ eventuale accertamento – da compiersi in altra sede – della sussistenza degli elementi essenziali dei reati tratteggiati» dalla procura.
Nei giorni scorsi il giudice Saguto era stata tirata in ballo per la scorta che ancora mantiene. Valeria Grasso, testimone di giustizia e responsabile nazionale del laboratorio contro le mafie dell’ Idv, aveva sollevato il caso, denunciando che l’ ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo – come confermato dal Viminale – gode di una misura di protezione uguale a quella che molti testimoni di giustizia hanno attualmente: «Sono molto contrariata da ciò perché mentre noi – sottolineava la Grasso – abbiamo difeso lo Stato, la nostra terra e la dignità di tutti i cittadini onesti, vivendo in località protetta, facendo rinunce e sacrifici, ci ritroviamo ad essere paragonati alla Saguto».
Secondo la Grasso la protezione a servizio del giudice indagato rappresenta «un privilegio vergognoso»: «Semmai vi fossero unità da utilizzare, poiché si tratta di soldi pubblici, di soldi dei cittadini, occorrerebbe adibirle alla vigilanza in favore di tanti testimoni di giustizia ai quali il servizio è stato tolto. Uno Stato serio non può permettersi simili beffe e sprechi».



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